Una delle poche immagini oniriche le cui letture tradizionali si contraddicono apertamente, e l'unica in cui a cedere è il terreno sotto i piedi.
Sul terremoto le fonti tramandate litigano più che su qualunque altro paesaggio. Una linea di lettura ci vede sconvolgimento e terreno che manca sotto i piedi, un colpo che arriva da sotto; un'altra ci vede una struttura già malmessa che finalmente viene giù, e questo assomiglia più a un sollievo che a un disastro. Tutte e due si mettono per iscritto da secoli, e nessuna delle due prevede una scossa, una disgrazia o altro.
Tempesta, alluvione e incendio arrivano da un punto che puoi guardare. Il terremoto è diverso perché quello che cede è la cosa su cui eri in piedi, e in quella differenza sta tutto il simbolo. Le raccolte antiche lo associano alle parti di una vita che si danno per scontate senza mai esaminarle: un lavoro che sarebbe sempre stato lì, un assetto familiare che nessuno aveva discusso, un'idea di te che non avevi mai avuto motivo di mettere alla prova.
Chi sogna descrive quasi sempre il dopo, non la scossa: la strada guardata cercando le crepe, il controllo se un certo edificio è ancora in piedi, il conto di chi c'è. Questa insistenza viene intesa come un sogno su ciò che vuoi resista al cambiamento, più che sul cambiamento in sé. Quale edificio hai cercato per prima cosa è spesso la cosa più utile dell'intero sogno.
Questa voce è scritta per un lettore generico e non calza a tutti allo stesso modo. Chi ha attraversato una scossa in Italia centrale, in Friuli, in Irpinia o lungo qualunque altra faglia del mondo sogna a partire dal ricordo, non dalla metafora, e il ricordo batte qualsiasi lettura simbolica. Vale anche per chi è cresciuto sentendo raccontare quella notte in famiglia. Se è il tuo caso, il sogno sta probabilmente facendo il lavoro ordinario di digerire qualcosa di reale, e archiviarlo sotto la voce sconvolgimento professionale sarebbe uno spreco.


