La parte del guardaroba che incontra il suolo, letta come l'appoggio di chi sogna: il ruolo in cui cammina e quanto è pronto per la distanza.
Le scarpe sono l'unico capo che tocca terra, e ogni lettura tradizionale parte da qui. Stanno per l'appoggio nel senso più largo: il ruolo in cui chi sogna si muove, il lavoro che fa, e se sia attrezzato per la distanza che gli resta davanti.
Le versioni scomode sono quelle che si raccontano. Scarpe che non calzano si leggono come una posizione presa e poco adatta, e se stringano o scappino via viene considerato significativo. Perderle a metà di un viaggio rientra nelle immagini della perdita di posizione. Essere scalzi si divide in due: in certe letture è vulnerabilità e impreparazione, in altre, soprattutto dove togliersi le scarpe segna rispetto o l'essere a casa, si legge come fiducia. Quale valga dipende dalla cultura in cui chi sogna è cresciuto.
Un paio nuovo si glossa come un cambio di ruolo, e le vecchie liste aggiungono quasi sempre una nota sul periodo scomodo prima che si ammorbidiscano. Le scarpe molto usate portano il significato opposto, di una cosa fatta abbastanza a lungo da farla comodamente, con una nota secondaria sul se sia ora di cambiarle. Quelle rovinate stanno in mezzo.
Indossare le scarpe di un altro si legge quasi ovunque come prendersi la sua posizione, e in italiano l'idea corre già nel modo di dire sul mettersi nei panni altrui. Chi interpreta chiede se calzassero comode, perché è lì che l'immagine lavora.
Le scarpe portano classe, fatica e memoria come pochi oggetti, quindi quello che un certo paio ha significato per te conta più di qualsiasi nota generale. Un paio messo a un funerale e un paio comprato per il primo lavoro non sono lo stesso simbolo. Niente in queste glosse anticipa una strada o un mestiere: descrivono una sensazione di appoggio.


