La Luna arriva dalla parte opposta al Sole e il disco appare intero: che cosa succede davvero e perché quella notte viene letta come un punto d'arrivo.
La luna piena è l'istante in cui la Luna raggiunge il punto di cielo opposto al Sole: la luce solare colpisce quasi di fronte la faccia rivolta verso di noi e il disco appare acceso da un bordo all'altro. Non è una nottata ma un momento preciso, calcolato al minuto, che ritorna in media ogni 29,5 giorni.
La Luna non ha luce propria: quello che ne vediamo è luce del Sole rimandata indietro. Metà della sfera è illuminata in continuazione e metà resta al buio, come succede anche alla Terra; le fasi sono soltanto la porzione di metà chiara che ci capita davanti mentre la Luna percorre la sua orbita.
Nella fase piena quella metà la guardiamo quasi in faccia. Quasi, perché i tre corpi non si mettono mai in fila perfetta: il percorso della Luna è inclinato di circa cinque gradi rispetto a quello che la Terra compie intorno al Sole, quindi di solito scivola un po' sopra o un po' sotto il cono d'ombra che il nostro pianeta si lascia dietro. Quando invece ci entra si ha un'eclissi di Luna, che per questo motivo cade sempre a Luna piena, anche se la maggior parte delle lune piene non ne porta nessuna.
Il controllo si fa a occhio nudo. La fase piena è l'unica visibile da un capo all'altro della notte, perché occupa la zona di cielo che il Sole ha appena lasciato: sorge al tramonto e scende quando arriva il mattino. Se un disco grosso brilla sopra la tua testa nel tardo pomeriggio non è la luna piena, qualunque data annunci il calendario: è una gibbosa, cioè più di mezzo disco ma non ancora tutto.
Le effemeridi, cioè le tavole con le posizioni degli astri, indicano un'ora sola, precisa al minuto, e spesso cade mentre da noi la Luna sta sotto l'orizzonte. Quello che guardi sono le serate intorno: un disco acceso al 98 per cento e uno acceso al 100 per cento nessuno riesce a distinguerli, così la Luna sembra piena per tre sere di seguito e due persone che hanno alzato la testa a un giorno di distanza restano convinte entrambe di aver visto quella buona.
La stessa precisione spiega perché gli elenchi non vanno d'accordo sulla data. Gli orari escono in tempo universale, l'ora di riferimento mondiale: in Italia va aggiunta un'ora in inverno e due quando è in vigore l'ora legale. Una fase piena fissata alle 23:40 in tempo universale da noi appartiene già al giorno dopo, mentre a New York la sera precedente non è ancora finita. Nessuna delle due date è sbagliata, è lo stesso istante scritto su orologi diversi, e per questo un calendario serve davvero solo se è regolato sul tuo fuso orario.
Per essere piena la Luna deve stare di fronte al Sole, quindi occupa per forza il segno opposto a quello che il Sole sta percorrendo in quei giorni. Con il Sole in Toro la luna piena del mese cade in Scorpione; con il Sole in Sagittario cade in Gemelli. La regola non ammette eccezioni perché nasce dalla posizione dei due corpi e non da una scelta degli astrologi.
Ecco perché la luna piena porta sempre il nome di un segno diverso dalla stagione che stai vivendo, un dettaglio che spiazza quasi tutti la prima volta. E dà a ogni luna piena la stessa figura di partenza: due segni opposti occupati nello stesso momento, uno dal Sole e uno dalla Luna.
Dove la luna nuova viene presa come avvio, la piena è da moltissimo tempo letta come culmine: il punto in cui quello che era stato messo in moto si vede, arriva a destinazione oppure mostra quanto valeva. La lettura segue abbastanza da vicino l'immagine sopra la testa, dove è illuminato tutto e i due corpi più luminosi tirano da lati opposti. Nell'uso corrente la data serve soprattutto per quattro cose:
Sono significati appoggiati sopra un ritmo naturale regolare, non effetti che qualcuno abbia dimostrato. Il valore, se c'è, sta nel promemoria: un appuntamento mensile che ti chiede che fine ha fatto quello che avevi cominciato serve anche se la Luna con la risposta non c'entra niente.
L'orbita lunare è un ovale e non un cerchio, quindi la distanza da noi cambia nel corso del mese. Una luna piena che capita nel punto più vicino appare circa il 14 per cento più larga e il 30 per cento più luminosa di una che capita nel punto più lontano: è la superluna dei giornali. Il guaio è che la differenza non si nota senza una fotografia dell'altro tipo messa lì di fianco: da sola, in un cielo vuoto, ogni luna piena sembra una luna piena.
La luna blu non ha niente di blu: si chiama così la seconda luna piena che cade dentro lo stesso mese di calendario, e succede ogni due o tre anni perché 29,5 giorni lasciano quasi sempre qualche giorno di margine. La luna del raccolto è invece quella più vicina all'equinozio di settembre nel nostro emisfero, e il nome se l'è guadagnato: in quei giorni sorge poco dopo il tramonto per diverse sere di seguito e regalava ai contadini luce in più per finire di mietere.
Da questa fase dipende anche la Pasqua, che cade la domenica dopo la prima luna piena successiva all'equinozio di primavera. La Chiesa però non guarda il cielo: usa una luna piena convenzionale, ricavata da tavole fissate nel Cinquecento con il calendario gregoriano, quindi ogni tanto la festa e la data astronomica scartano di un giorno.
Le affermazioni più ripetute, più nascite, più incidenti, più notti in bianco, sono state controllate molte volte: i risultati tornano deboli e in contraddizione, e le ricerche ampie non ritrovano quello che le piccole annunciavano. Non esiste una prova solida di un effetto lunare sul comportamento umano, e chi te lo racconta come un fatto va oltre quello che è stato mostrato.
Due spiegazioni più terra terra reggono meglio. La prima è la luce: una notte così è davvero chiara, e per quasi tutta la storia umana quella chiarezza decideva se ci si muoveva dopo il tramonto o si restava fermi, motivo più che sufficiente perché la data pesasse molto prima che qualcuno scrivesse un oroscopo. La seconda è l'attenzione: appena sai che è stanotte, una notte agitata finisce nella casella giusta, mentre la stessa identica notte due settimane prima passava per una brutta notte e basta.


