La sequenza con la fama peggiore e, in numerologia, tra le più tranquille: il sei parla di casa, cura e doveri, mai di sventura.
Nessuna sequenza si presenta con tanti pregiudizi addosso quanto tre sei di fila, e quasi nessuno di quei pregiudizi nasce dai numeri. Nella numerologia il sei si occupa di casa, di accudimento e di doveri verso gli altri: è la cifra che pensa a chi ha intorno. Scritta tre volte viene letta come lo stesso istinto alzato di volume, e per questo la chiave abituale del 666 non è la minaccia ma la proporzione, cioè un settore della vita che ha preso più spazio degli altri senza che nessuno se ne accorgesse.
La paura legata a queste tre cifre ha un'origine religiosa. Un solo versetto dell'Apocalisse indica il 666 come numero di una bestia, e la cultura occidentale se lo porta dietro da allora: titoli di film horror, alberghi che saltano la numerazione della stanza, e negli Stati Uniti una statale rinumerata nel 2003 dopo anni di cartelli rubati.
In Italia il numero temuto per abitudine è un altro, il diciassette, per via del suo anagramma latino: XVII riordinato dà VIXI, cioè ho vissuto. Il confronto serve a mostrare quanto queste paure siano locali e apprese, visto che cambiando lingua cambia anche il numero. La numerologia, dal canto suo, non ha ereditato niente di tutto questo: le due tradizioni condividono per caso una cifra e su nient'altro vanno d'accordo.
Il sei è la più domestica delle cifre singole. Copre la casa e le persone che ci vivono, il livello a cui uno pretende di stare come genitore, compagno, amico o collega, e tutta la manutenzione poco appariscente che tiene in piedi quell'insieme. I manuali di numerologia lo definiscono di solito il numero più caldo e, nella stessa riga, quello che rischia di scaldarsi troppo.
È proprio la seconda metà che la ripetizione mette in evidenza. Il punto debole del sei non è la trascuratezza ma l'eccesso: fare più del necessario, portare pesi che appartengono ad altri, trasformare ogni richiesta in un obbligo. Tre sei uno accanto all'altro vengono presi come quella tendenza che smette di nascondersi, ed è tutta qui la ragione per cui la sequenza finisce sotto la voce misura.
Le interpretazioni tradizionali indicano quasi sempre le stesse quattro forme:
Quale delle quattro riguardi chi legge, la sequenza non lo dice e non può dirlo. Chi interpreta le cifre in questo modo ci mette dentro un contenuto suo, preso da ciò che già lo assillava prima che il numero comparisse.
Siccome dietro la sequenza sta la più domestica delle cifre, molti collocano questa tripletta proprio lì: un periodo in cui il calendario familiare ha divorato tutto il resto, oppure in cui una persona sola si ritrova a organizzare per quattro. La lettura non dice che prendersi cura sia uno sbaglio. Dice che la cura di cui nessuno tiene il conto finisce per non essere vista, prima da chi la riceve e col tempo anche da chi la offre.
Applicata a una coppia, la stessa idea viene di norma descritta come impegno sbilanciato più che come colpa dell'uno o dell'altro, ed è una cornice più mite di gran parte di quello che si trova in rete attorno a questo numero.
Usati con onestà, tre sei funzionano come una domanda in forma numerica: che cosa, in queste settimane, si sta prendendo più spazio di quanto gliene spetti? A volte la risposta sincera è niente, e il numero torna a essere la linea di un autobus.
Detto senza ornamenti: una cifra ripetuta non sa niente della casa di chi la incontra, dei suoi impegni o della sua salute, e non ha opinioni su come dovrebbero andare. Il valore della pratica, se c'è, sta nella pausa e non nelle cifre. Come spunto di riflessione è innocua e ogni tanto aiuta a mettere a fuoco qualcosa; come sentenza sul modo in cui una persona vive, non ha alcun titolo.


