Il cinque non sta fermo e l'uno apre: da qui la lettura abituale di 1515, un inizio che entra di lato, portato da qualcosa che si è mosso altrove.
Delle nove cifre singole il cinque è quella che sta esattamente a metà strada, e la numerologia ne ha fatto il punto in cui uno schema fisso si apre ed entra il movimento. Cambiamento, libertà, viaggio, imprevisto: gli vengono attribuiti da secoli. Mettigli davanti un uno, ripeti la coppia, ed ecco come viene letto 1515: un inizio che nessuno aveva messo in agenda, arrivato di traverso perché intanto qualcosa si era spostato.
Tre cinque di fila sono la sequenza dello scossone, il cambiamento a pressione massima. 1515 risulta più mite e più circoscritta, perché i cinque non arrivano mai a stare vicini: fra loro c'è sempre un uno che li divide. Non si parla quindi di rivolgimento, ma di una fila di piccole partenze, e solo dopo si scopre che ognuna era un punto di avvio.
Cambia di conseguenza anche l'uso. Il 555 finisce attaccato all'anno in cui è saltato tutto; questa coppia finisce attaccata a quindici giorni in cui sono cambiate tre cose piccole che sembravano scollegate.
La parte più antica del cinque è la sua indisciplina. Non copre il cambiamento organizzato e segnato sul calendario con un mese di anticipo: copre quello che arriva da fuori, attraverso altre persone, attraverso tempi che non coincidono, attraverso la cosa saltata all'ultimo momento.
Il che rende curiosa l'etichetta di questa pagina, finché non si guarda dove va collocato l'inizio. Non nell'episodio. Nella reazione. Lo spostamento non è scelto, quello che viene dopo sì, e la lettura intera sta dentro quella distanza.
Questa sequenza viene notata soprattutto nei periodi mossi, e dentro il cinque c'è una distinzione che vale la pena tenere. Esiste un'irrequietezza che punta da qualche parte ed esiste un disagio che cerca un'uscita qualsiasi. I testi numerologici lo sanno da sempre, ed è il motivo per cui la stessa cifra viene descritta come libertà e come volubilità nel giro di due righe.
In quale delle due ci si trovi, nessun numero è in grado di dirlo. Quel giudizio si forma soltanto dall'interno delle proprie circostanze e chiede prove migliori del quadrante di un orologio.
Lavoro e sistemazione abitativa raccolgono la sequenza più di ogni altro ambito, semplicemente perché sono i posti dove il cambiamento si vede. Traslochi, ruoli che cambiano nome, corsi cominciati quasi per caso. Va detto senza giri: le cifre non contengono alcuna informazione sul fatto che un certo cambiamento sia buono. Non sono un invito a dare le dimissioni e sul denaro non dicono nulla.
Fra due persone la stessa alternanza viene letta come movimento e non come rottura: un'abitudine che salta, una conversazione rimandata per un anno che finalmente avviene, due che decidono di fare diversamente. Il cinque non è la cifra dei finali. In questo sistema quel ruolo spetta al nove.
I periodi di cambiamento sono anche periodi di attenzione alta. Si guarda l'ora più spesso, si leggono più cartelli, si controllano più indirizzi e più tabelloni, e si è già disposti a trovarci un disegno. Il resto lo fa l'illusione di frequenza: la sequenza salta fuori, le mille volte in cui non compariva non le registra nessuno, e la serie comincia a sembrare strana.
Presa con leggerezza, la faccenda non crea problemi. Quasi tutti quelli che seguono questi numeri li usano per dare un nome a uno stato d'animo che avevano già, e per uno stato inquieto due cifre difficilmente potrebbero fare meglio.


