Uno e tre che si alternano, presi come la spinta a cominciare e quella a dirlo ad alta voce, e riferiti di solito a un lavoro creativo rimasto a metà.
In Italia il tredici spaventa pochissimo: la diffidenza popolare si è affezionata al diciassette, e per generazioni fare tredici ha voluto dire indovinare l'intera schedina. Altrove il numero viene saltato nei piani degli alberghi e nelle file degli aerei. La numerologia, per parte sua, non gli attribuisce niente di sinistro, e la lettura di 1313 comincia dalle cifre: l'uno per l'iniziativa, la direzione e chi decide; il tre per l'espressione, la parola e la crescita. Ripetuti e alternati, i due valori vengono descritti come due spinte che si parlano, e nella pratica il discorso finisce quasi sempre su un lavoro creativo cominciato e mai concluso.
Il timore attaccato al tredici viene dal folclore e da racconti religiosi, e non ha alcun corrispettivo nel sistema da cui arrivano queste letture. La numerologia riduce il tredici sommandone le parti: uno più tre fa quattro, cioè la cifra delle fondamenta e del lavoro paziente. Con questo conto il tredici risulta uno dei numeri più concreti a disposizione, quasi il rovescio della sua nomea. Una pagina piena di uno e di tre, quindi, non viene mai trattata come un presagio.
La coppia è interessante perché le due cifre non tirano dalla stessa parte. L'uno è la voglia di cominciare: solitaria, rivolta in avanti, poco interessata a un pubblico. Il tre è la voglia di dirlo ad alta voce: aperto, socievole, ha bisogno di qualcuno che stia dall'altro capo. Messe ad alternarsi restituiscono il ritmo che il lavoro creativo ha davvero, un inizio riservato, poi una versione pubblica, poi un altro inizio.
Letta in questo modo la sequenza non dice niente sul talento e niente su come andrà a finire un progetto. Riguarda il giro. Una fila di uno e di tre viene presa come ritratto di quell'alternanza, che può girare bene oppure incepparsi a uno dei due capi.
L'impiego più frequente riguarda il lavoro che esiste ma non è uscito: bozze, registrazioni provvisorie, la cartella che si rimanda sempre di riaprire. L'associazione arriva dritta dalle cifre. Un uno senza il tre dietro descrive qualcosa di avviato e mai raccontato a nessuno; un tre senza l'uno sotto descrive un gran parlare con poco di nuovo sotto le parole.
Nessuno dei due stati viene presentato come una colpa. La lettura vuole essere una diagnosi e non un rimprovero, e l'unica domanda che pone è quale dei due capi si sia zittito ultimamente. Se valga la pena farci qualcosa, quattro cifre non possono saperlo, e su questo la tradizione è quasi sempre onesta.
Su un orologio a ventiquattro ore le 13:13 arrivano una volta al giorno senza fallire, e la forma dà una mano: una coppia ripetuta si fa notare molto più di quattro cifre slegate. Ci si aggiunge il peso che il tredici ha già nella testa di parecchia gente, che quindi lo teneva d'occhio da molto prima di sentire l'espressione numero angelico. L'attenzione ordinaria copre senza sforzo la maggior parte degli avvistamenti, e saperlo non impedisce a nessuno di trovare interessante la lettura.
Le due si sovrappongono e non sono intercambiabili. 333 è la cifra dell'espressione detta tre volte, creatività a tutto volume senza nessuno che tenga l'altro lato. In 1313 l'uno resta in campo dal principio alla fine, quindi il peso cade sul cominciare quanto sul dire. Se il motivo si presenta mentre un progetto è fermo alla partenza e non al momento di mostrarlo a qualcuno, la parte che lavora sono gli uno.


